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1. La nascita del fascismo a Lecco

Il fascismo a Lecco, come nel resto d'Italia, si radica nel primo dopoguerra, con la nascita dei primi Fasci di Combattimento.

Anche a Lecco il fascismo nasce essenzialmente per opera di ex ufficiali reduci della Grande Guerra e di qualche transfuga del radicalismo cermenatiano. I primi fascisti fanno leva sul disordine che segue la fine della Guerra. Lecco è una città ricca di grossi complessi industriali e gli operai devono sopportare più degli altri il peso della crisi post bellica. I sindacati organizzano scioperi e dimostrazioni. L’adesione dei cermenatiani al movimento dei primi fascisti è per molti una logica confluenza. Questa sorta di radicali anticlericali, pieni di patriottismo, che amano l'ordine e anche le buone mangiate è un fascismo avant lettre.

Nel 1921, si inaugura a Lecco la sezione del fascio, madrina del gagliardetto è Maria Badoni.

Ma prima del ’21 c'era già a Lecco uno sparuto movimento fascista. Alla prima adunata nazionale (Firenze, 1919) il fascio di Lecco ha aderito con un telegramma. Tra i fascisti della vigilia sono da ricordare Arturo Affunti, Armando Miceli e qualche altro. I fascisti lecchesi preferiscono passare il tempo libero fra cortei e feste e lasciano ai camerati di Erba il compito di organizzare le prime vere e proprie squadre d’azione e le spedizioni punitive nella vallata di Lecco, a Colico e nell’Alto Lago. In una zona poco politicizzata un regime di violenza tarda a mettere radici. Nei caffè o sulle piazze di Lecco si parla raramente di politica. Invece molto spesso si discute dei propri interessi. Soltanto dopo la Marcia su Roma (28 ottobre 1922) Lecco avrà le sue squadre di manganellatori e distributori di olio di ricino.

Però se i fascisti lecchesi non adoperano ancora il bastone sanno bene a chi rivolgersi. Capita una volta, nell'estate del 1922. Un gruppo di fascisti è a pranzo una domenica al Croce di Malta in piazza Garibaldi. Guardano dalla finestra, uno ha l'impressione che in piazza ci sia un raduno di bolscevichi. Un breve consulto, una telefonata a Milano e di lì a un'ora sono a Lecco Folli, Boselli e Gallarini, tre colossi delle squadre milanesi. I tre scendono da via Cavour, arrivano in piazza, distribuiscono qualche ceffone a quelli che certamente stanno discutendo degli affari loro, poi entrano nell'albergo. Hanno perfino il dubbio di essere stati presi in giro. Nel viaggio di ritorno, Cernusco i tre si fermano. Arrivano di fronte al Circolo socialista: a un operaio che sta entrando sparano e lo uccidono

Ma dopo la marcia su Roma anche Lecco ha i suoi manganellatori. Basta una timida protesta o una barzelletta per correre il rischio di essere bastonati. Ai cortei i manganelli fanno servizio d'ordine. I carabinieri ci sono ma guardano dall'altra parte. 

Nella primavera del 1923 il figlio del commissario Bregazzi va in giro con un garofano rosso all'occhiello. Lo vede uno squadrista: lui quel garofano lo deve togliere. Il giovane risponde di no, allora parte un colpo di pistola e lui si salva per miracolo, ma lo squadrista, che si chiama Francesco Cameroni sarà assolto dopo il processo. Lo squadrista Cameroni incarna il tipo del fascista brutale, si sente forte perché sa che a lui vanno le simpatie di un altro tipo di fascismo, molto più potente. Il fascismo di chi non prende la tessera ma intanto procura che il fascismo diventi forte e tenti la scalata al governo. Loro, gli squadristi, ci mettono la faccia, il nome e il cognome. Gli altri ci mettono i soldi. E i soldi alle sezione del PNF comasco e lecchese non mancano! 

La violenza diventa a questo punto un sistema. Certe volte la gente che passa per una strada si ferma perché sente grida e rumori da una stanza in alto. Da un portone escono dopo un po' 4 o 5 arditi, poi una donna che corre in cerca di un dottore. 

Da partito a regime, dalla violenza arbitraria a quella con l'etichetta della legalità, che è la peggiore perché restano le bastonate ma si aggiungono a giustificarle i decreti prefettizi e le azioni di polizia. Nel 25 a Lecco si verificano una serie sistematica di perquisizioni, di sequestri e si arriva anche alla chiusura dei ritrovi sospetti. Basta che uno sia un ufficiale della Grande Guerra ma non abbia la tessera per essere considerato sospetto. 

I provvedimenti legali non sono solo le perquisizioni, sono anche gli anni di galera. La ripresa clandestina del partito comunista tra il ’25 e il ’27 porta numerosi arresti anche nella provincia di Como. L’opposizione entra nella piena clandestinità. È già l'epoca dei travestimenti e dei documenti falsi. In sostanza si riflette anche a Lecco la crisi che coglie gli antifascisti della provincia italiana dopo l'instaurazione del regime. Gli antifascisti che non possono fuoriuscire fanno la loro piccola opposizione dal di dentro spesso completamente isolati, subendo il fascismo e certe volte pagando di persona.

L’opposizione diventa sempre più iniziativa individuale.


FONTI:

Puccio S. (1995), Una Resistenza, Editrice Stefanoni, Lecco

L'immagine dei cosiddetti "Cavalieri della Montagna" è tratta dall'articolo: https://www.leccoonline.com/notizie/81252/scaffale-lecchese-189-i-cavalieri-della-montagna-di-prada-e-la-guida-alla-lettura-di-benini

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