top of page

Da Tresivio ad Auschwitz

In occasione della Giornata della Memoria 2026, condividiamo una storia forse poco conosciuta che ha avuto luogo a pochi chilometri dalla nostra casa.


Al sanatorio “L’Alpina” di Prasomaso lavoravano due dottoresse, Bianca Maria Morpurgo e

Sara Sofia Kaufmann.

La prima era giunta in Valtellina da Trieste e la seconda, di origine russa, proveniva dalla Francia.


Forse, per mancanza di personale il Sanatorio "L'Alpina" aveva accettato le due dottoresse ebree.

La presenza della dott.ssa Kaufmann in Valtellina era già nota alla Questura di Sondrio almeno dal 1941, Morpurgo giunse invece successivamente.


Le due mediche erano giunte in Valtellina accompagnate dai familiari per la vicinanza al confine svizzero o forse nell'illusione di scampare alle persecuzioni data la posizione decentrata del loro ospedale. Purtroppo, a nulla valse l'importanza della loro opera di cura e assistenza ai malati e, nel dicembre 1943 furono arrestate con i loro familiari e altri ebrei presenti in provincia e deportati ad Auschwitz.


Morpurgo e Kaufmann furono arrestate direttamente nel sanatorio "L'Alpina".


Stessa sorte toccò a tutti i componenti della famiglia Morpurgo: Alberto (padre di Bianca Maria), Amelia Curiel (madre), Maura e Alice Annetta (sorelle di Bianca Maria).

Maura Morpurgo fu arrestata a Sondrio. Tutti e 5 furono deportati ad Auschwitz con il convoglio partito da Milano il 30/01/1944. Solo Bianca Maria sopravvisse alla Shoah.


Etta Blinder, madre di Sara Sofia, fu arrestata a Sondrio dopo che era andata in questura a chiedere notizia in merito all’arresto della figlia. Deportata ad Auschwitz, non sopravvisse. Al contrario, Sara Sofia fece ritorno dalla prigionia.


Con loro fu arrestata anche l'intera Famiglia Leoni composta da: Arturo, sua moglie Irma Cuzzeri e le cognate di Arturo, Elisa e Amalia Cuzzeri. Arrestati a Tresivio, furono deportati ad Auschwitz con lo stesso convoglio dei Morpurgo. Nessuno di loro sopravvisse.


Faceva parte del tragico gruppo anche Caterina Bloch Hartmann. Neppure lei sopravvisse.


Gli studenti dell'Istituto Donegani di Sondrio hanno svolto un'interessante ricerca su questa vicenda ma ora tocca alle istituzioni adoperarsi attivamente, magari con la richiesta di pietre d'inciampo, per tenere viva la memoria di queste persone che in Valtellina sono andate incontro a tragica sorte, probabilmente anche a causa di "solerti" funzionari di pubblica sicurezza che avevano meticolosamente censito gli ebrei presenti in Provincia.


Per approfondire:


Cavaliere A., I campi della morte. Nel racconto di una sopravvissuta a Birkenau, Paoline Editoriale Libri, 2010

 
 
 

Commenti


bottom of page